La disfida degli autoctoni
Da qualche tempo un gruppo di dodici, simpatici '’matti" ha messo su il Pellegrinaggio Artusiano, un'iniziativa con la quale si intende ricordare l'opera e la figura di un grande uomo di gastronomia italiana, Pellegrino Artusi. In cosa consiste il pellegrinaggio? Ogni anno, il gruppo compie - rigorosamente a piedi - un percorso attraverso una zona d'Italia di particolare importanza dal punto di vista enogastronomico, alla scoperta (o riscoperta) di valori e di bellezze territoriali...
Quest'anno, grazie al Movimento Turismo del Vino ed al lavoro della infaticabile Vittoria Cisonno, i Pellegrini, tutti affermati giornalisti italiani, hanno scelto la Puglia, girando per le zone più caratteristiche della Murgia nord barese, (Trani, Andria, Minervino Murge Montegrosso e Barletta) percorrendo la bellezza di 120 chilometri... Nell'ambito di questa iniziativa, il Pellegrinaggio ha concluso la "passeggiata" 2014 con una simpaticissima iniziativa: la "Disfida degli autoctoni".
Nella medesima location in cui nell'anno 1503 ebbe inizio la Disfida di Barletta, un luogo memorabile e splendido, si sono sfidati tredici vini italiani, tutti "Nero di Troia", e tredici francesi tutti, "Tannat", tanti quanti furono i cavalieri che si sfidarono cinquecentoundici anni or sono.
Ai dodici giornalisti "Pellegrini" è stata, del tutto immeritatamente, aggiunta una tredicesima "Cavaliera", la sottoscritta, cui sono capitati in sorte "Marco Corollario" e "Girout de Forsès": infatti, ogni vino ha ricevuto in sorte il nome di uno dei cavalieri che partecipò alla disfida e l'etichetta che lo raffigurava disegnato con corazza, alabarda e cavallo!
Presentazione avvincente ed elegantissima. Ogni giudice ha degustato un solo vino italiano ed uno francese: battaglia meno sanguinolenta ma non meno combattuta di quella di un tempo che fu...

E, oggi come allora, la vittoria è arrisa all'Italia e, al termine del certame cavalleresco, i tredici giudici hanno macchiato un lenzuolo bianco, appositamente steso in sala, riversando su di esso i calici residui dei vini sconfitti (sconfitti con l'onore delle armi, s'intende, data la qualità dei contendenti!).
Iniziativa lodevole, culturalmente rilevante, realizzata in un luogo storicamente importantissimo e che meriterebbe ben altra valorizzazione: come tanti altri monumenti storici del Bel Paese, sembra sia chiuso buona parte dell'anno...
E' stato, tuttavia, gratificante sentire, all'unanimità dai giornalisti Pellegrini, le lodi di un territorio bello, caratterizzato "dal fruscio del grano agitato dal vento" durante il percorso, l'apprezzamento per la bellezza della nostra campagna, perla qualità delle aziende visitate e dei vini degustati.
Ancora maggiore la soddisfazione per il risvolto sociale del Pellegrinaggio di quest'anno: grazie ad un'altra infaticabile stakanovista del nostro territorio, Luciana Delle Donne, la creatrice di "Made in Carcere", i Pellegrini hanno trovato il tempo e la voglia di visitare il laboratorio di cucito esistente all'intemo del penitenziario femminile di Trani dove operano le detenute che curano il recupero del materiale tessile con il quale si creano i prodotti made in carcere.
Fonte: Apulia magazine; scritto da; Francesca De Leonardis
