Terre di San Vito: Ritorno al futuro
Normalmente, quando si parla di terra si è abituati a pensare al passato, a qualcosa di superato dal progresso, talvolta ad arretratezza: oggi vogliamo parlare di una persona per la quale la terra è sinonimo di futuro e di progresso Francesco De Napoli, barese, una vita passata nel mondo del commercio e della moda scalandone tutti i gradi - oggi è il rappresentante della Benetton per la Puglia e Basilicata -, ma che da qualche tempo ha fatto una scelta radicale...
"Ho viaggiato in tutto il mondo, sostenendo ritmi frenetici, lavorando senza sosto per potermi realizzare imprenditorialmente, ma alla fine ho avvertito la necessità di staccare, almeno parzialmente, la spina e tornare a riscoprire i valori più autentici dell'esistenza, cercando di attribuire il giusto valore a ogni cosa e condurre una vita a misura d’uomo. Finalmente ho trovato questa oasi: Terre di San Vito, dove mi rifugio ogni fine settimana per tirare un po' il fiato con la mia famiglia. E' un omaggio, oltre che nel nome, anche nel logo, alla meravigliosa Abbazia di San Vito, uno degli elementi più caratteristici di Polignano”. Siamo poco all'interno di quella perla che è Polignano a Mare, la giornata è splendida e il padrone di casa ci accoglie mostrandoci, con giustificato orgoglio, la sua creazione.

La tenuta “Terre di San Vito”, in contrada Rascinuso, si estende per circa 43 ettari tra uliveti secolari, vitigni di recente impianto e aree destinate alla famosa “carota (o bastlnaca) di Polignano”, straordinario esempio di biodiversità salvato dall’estinzione e oggi Presidio Slow Food. Francesco ci conduce quasi per mano lungo il percorso della sua azienda partendo dagli uliveti: seimila piante, tra cultivar Coratina, Frantoio, Leccina, Cima di Melfi e Pesciolen, per dare vita a un prodotto certamente di nicchia e che non teme confronti. “Le olive - spiega De Napoli - vengono raccolte a mano, spremute e a freddo in giornata e a filo continuo, senza alcuna aggiunta di solventi e senza subire processi di riscaldamento. Non è un caso che questo capolavoro, elegantemente confezionato in colorate bottiglie di ceramica di Grottaglie, sia finito sulle tavole di Buckingham Palace...". Come non condividere l’orgoglio di Francesco?
Proseguiamo nella passeggiata, sotto uno splendido sole invernale, arrivando là dove si allineano, con impressionante e geometrica regolarità, le piantine di “Carota di Polignano”. Siamo in periodo di raccolta. Francesco si avvicina alle piante, si china e, con inaspettata confidenza, estrae dalla terra una carota, tutta ancora intrisa di terra. Dimensioni medio grandi, succosa, croccante, a pasta granulosa, particolarmente saporita: è il segreto dei terreni, vicini al mare, sui quali viene coltivata e del fatto che essi vengono irrigati con acqua salmastra, a garantirne la sapidità. Sgranocchiando la carota, arriviamo ai vigneti: giovani e con una resa per ettaro davvero limitata, allo scopo di privilegiare la qualità a dispetto della quantità. Le etichette prodotte da “Terre di san Vito” sono, allo stato, soltanto quattro: Vescovo (l'etichetta di punta, 70% Malbec e 30% Cabernet Sauvignon), Più Vino rosso (100% Malbec), Più Vino bianco (50% Sauvignon, 50% Chardon- nay) e Mosi (un rosato 50% Nero di Troia e 50% Bombino Nero). ‘‘L'etichetta di maggior prestigio è il Vescovo, caratterizzato dalla prevalenza di Malbec, un vitigno bordolese, oggi poco diffuso. E’ un rosso intenso già nel colore, ricco dì tannini e di sostanze aromatiche; ciò è anche dovuto al particolare sistema di coltivazione che non prevede impianti di irrigazione (sistema di coltivazione in asciutto).

Grazie alla poca acqua, la pianta sviluppa pochi grappoli dall’alta concentrazione di minerali: solo i migliori verranno utilizzati perla vendemmia”. Dall’entusiasmo con cui ci parla e dall’amore che traspare dalle sue parole, è facile intuire anche la radice della filosofìa dell’Azienda: "Produrre con lentezza”. Una parola, al mondo d'oggi! Eppure, il segreto del successo di “Terre di San Vito” sta proprio qui, in queste tre parole: vuol dire rispettare la natura, seguirne i ritmi, affinché si raccolgano i frutti migliori. Conclusione del visitatore? Abbiamo avuto la netta sensazione di trovarci di fronte a un uomo che crede fermamente in quello che fa e che lo ama, poiché, evidentemente, è in quei valori che ritrova la propria identità e le proprie radici.
Fonte: Apulia magazine; scritto da; Francesca De Leonardis
